A QUARANT’ANNI DAL ’68

VIDEO: FABRIZIO DE ANDRE’, “La canzone del Maggio”

Forse anche per noi cinquantenni è difficile ricordare cosa accadde il 16 novembre di 40 anni fa. L’occupazione dell’Università Cattolica segnò l’inizio del ’68 in Italia, sulla scia dei movimenti giovanili di protesta che esplodevano in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti. Fu quell’occupazione che in Italia innescò il movimento di opposizione e contestazione a regole, norme, valori, imposizioni, repressioni che già si manifestano nel potere politico contro la protesta giovanile. Il potere aveva paura di questo nascente movimento, considerato ciò che stata succedendo già dall’anno prima in tante parti del mondo. Ora, si può discutere se il 68 fu una cosa positiva o meno per milioni di giovani: certo è che servì a svegliare milioni di coscienze, a mettere in campo valori diversi e opposti a quelli fino ad allora propinati, a sognare, combattere, desiderare, creare utopie, solidarizzare con i movimenti che in tutto il mondo scuotevano il potere costituito e corrotto.  Contro il movimento del 68 si è detto di tutto e di peggio. La mia esperienza, pur lontana dai grandi movimenti della penisola, e vista anche la mia “tenera” età, 13 anni, non mi ha impedito di partecipare alle manifestazioni, ai dibattiti, alle botte coi fascisti, alle cariche della polizia. Cos’è rimasto oggi del 68? I detrattori dicono niente, dicono solo che il 68 è stata la fucina delle Brigate Rosse e simili. Ma così non è, perché negli anni a venire ho combattuto le BR come ho combattuto i fascisti, percependo che gli omicidi delle Br e le stragi fasciste facessero parte di un unico disegno criminoso (Le stragi di Stato, ricordate…?). Quello che è rimasto del 68 non è cosa visibile agli occhi, ma è visibile e ben presente in tutti quelli che hanno creduto in quei valori e in quelle lotte, nelle lotte di operai e studenti che finalmente si rendono conto che non sono obbligati a levarsi il cappello dalla testa quando incrociano il padrone. E’ rimasta dentro, indelebile, l’amore per la giustizia, per la verità, per la libertà, per la solidarietà, per la tolleranza, per un’utopia impossibile forse da realizzare ma stupenda da vivere nei nostri sogni, conditi di musica, poesia, letture, arte, amore, rivoluzione interiore da condividere con gli altri. Solo una curiosità. Il 16 novembre fu occupata l’Università Cattolica, non una università qualunque. Che significa? Significa che gli studenti che la occuparono erano in stragrande maggioranza cattolici, resistettero all’interno dell’università per diverso tempo, prima di essere sgomberati dalla Polizia. Quando uscirono, in corteo, tenevano alti cartelli in cui si diceva che erano studenti cattolici, non marxisti. Significa che il movimento mondiale di opposizione era trasversale alle ideologie, che era sì composto da tanti spezzoni ideologici, dal cattolicesimo al marxismo, ma l’ideale, non l’ideologia, era unico per tutti: Pace, giustizia, Libertà… alla faccia di chi ha sempre imputato al movimento del ’68 solo violenza e terrore. Hasta siempre. Carlo.  

 

A QUARANT’ANNI DAL ’68ultima modifica: 2007-11-16T15:38:17+01:00da viadel.campo
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13 pensieri su “A QUARANT’ANNI DAL ’68

  1. C’è posta per te. Hai scritto qarant’anni invece che quarant’anni. Mi raccomando la parcella mandamela a casa, iva inclusa e aggiungi le tue coordinate bancarie così ti posso fare un bonifico per il servizio di consulenza. 😉

  2. Ciao Carlo,ti ringrazio del saluto che mi hai lasciato e della notizia dell’approvazione della moratoria che si attendeva da così tanto tempo . Oggi è una bella giornata per questo ! Dovrà inserirsi però un più vigile controllo per chi delinque.Quanto al ’68,tolte le esasperazioni sempre condannabili,convengo con te che è stato un tempo d’apertura e d’innovazione ed ha segnato un’epoca.
    Non si trova ancor oggi come si possa cambiare l’attuale situazione di confusione e stallo.Ma siamo in un periodo di transizione. Studia una strategia vincente!Magari ti manderemo in Parlamento alla prossima.Hasta siempre. Corinina

  3. Le imputazioni hanno spesso un mandamento politico.. ogni epoca ha avuto le sue derive e i suoi approdi, per alcuni finisce bene per altri un pò meno, restano i ricordi di un passato che dalle lotte di piazza è approdato alle pagine dei libri. Resta la speranza che quanto di buono è stato fatto serva anche per generazioni future, ma il dubbio che quando si chiude un epoca tutto finisce o quasi e che si deve ricominciare a lottare… bè, quel dubbio è “quasi” una certezza… ciao!

  4. Non ero ancora nato e faccio difficoltà a comprendere a pieno quel periodo. Sò che sono stati contestati i valori, sò che ha camibato il mondo, ma sò anche anche che alcuni di quei cambiamenti non sono stati positivi, perchè dietro a tutto rimane sempre l’umano egoista che c’è in tutti i noi. Meditando sule lotte operaie e studentesche mi sembra che l’idea di oggi è quella di tornare indietro. Il lavoro manca , quindi il padrone inizia di nuovo ad essere venerato e la scuola dopo aver molltato molte regole (raggiungendo il bullismo ) sta tornando lentamente al bastone di ferro.
    Basterebbe il buon senso e l’organizzazione, ma in Italia Mafia e incapcità organizzativa domiano il mondo degli interessi.
    un abbraccio

  5. Nel 68 avevo 15 anni, nè cortei nè assemblee, mio padre, operaio, mi diceva che non toccava a me, che io dovevo studiare e che le lotte dovevano farle i lavoratori. Delle proteste studentesche in Europa sapevo perchè avevo un amico di penna, liceale a Parigi che mi raccontava in prima persona quello che succedeva là.Per dare un giudizio storico è ancora presto, ma nessuno può contestare che quegli anni hanno reso tutti più consapevoli del mondo in cui si stava vivendo,rivendicando diritti sacrosanti. Peccato che non sempre le cose vadano come si sono immaginate, a volte ci sono forze più grandi di noi che danno svolte imprevedibili e non sempre positive. Un abbraccio Carlo

  6. PER CENERENTOLA: Non riesco più ad entrare nel tuo blog, si apre una finestra che mi indirizza ad un sito web…Io ne 68 ne avevo 13, di anni…e mio padre mi diceva le stesse cose, anche se mi parlava molto di ciò che stava accadendo. Sono d’accordo con te, quegli anni hanno risvegliato molte coscienze, al di la di come sono poi andate le cose…Un abbraccio. Carlo.

  7. Gia’… gli ideali. Ricordo appena quel periodo (avevo una dozzina d’anni) ma se ne respiro’ ancora l’aria anche negli anni successivi, quelli in cui frequentavo le superiori. Quello che ci univa e quello in cui credevamo (tutti) erano ideali universali: l’antirazzismo, la liberta’, la pace, l’uguaglianza, la lotta per la giustizia…un mondo migliore. Avevamo solo 16 anni…bambini…
    Oggi mi ritrovo a guardare con sgomento certi sedicenni. Ma dove sono finiti gli ideali, quegli ideali? Eppure questi ragazzi sono figli nostri, figli di quegli ideali…e non me ne faccio una ragione…
    Anna

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