L’OSPITE INQUIETANTE

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“Un libro sui giovani: perché i giovani stanno male. E non per le solite crisi esistenziali, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui”. Ha un tono decisamente perentorio, il filosofo Umberto Galimberti, quando introduce alla lettura del suo nuovo saggio, L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani. Un titolo derivato dai Frammenti postumi nicciani, di cui Galimberti si serve per raffigurare la condizione esistenziale dei giovani, abitatori di un mondo disincantato, dispersi in un orizzonte svuotato di senso, senza una promessa di futuro. I giovani prendono il nome del ragazzo di Padova che ha ammazzato il padre e ne ha bruciato nel cortile il cadavere, o della ragazza di Novi Ligure che con il fidanzatino ha inflitto quaranta coltellate alla madre: l’annuncio nichilista di Nietzsche si declina nei crimini gratuiti dei ragazzi che gettano sassi dai cavalcavia, giovani uomini affetti da quello che Galimberti chiama “analfabetismo emotivo”. “Possiamo constatare – dice – un aumento di azioni gratuite, una sorta di apatia della psiche, per cui si compiono gesti senza avvertirne la risonanza emotiva, senza percepire la differenza tra bene e male”.
Vuole dire che i giovani non provano emozioni?

Voglio dire che provano emozioni, ma non sanno cosa provano: il loro è un analfabetismo emotivo che non gli consente di riconoscere e chiamare per nome i propri sentimenti.
Le ragioni di questo disagio?
Le individuo nel fatto che questi ragazzi sono esposti a troppi stimoli, la scuola, il nuoto, il pianoforte, la tivù e via discorrendo. Noi sappiamo che se l’individuo riceve troppi stimoli rispetto alla propria capacità di contenerli, si trova davanti a due strade: o sprofonda nell’angoscia o livella la propria psiche in modo che non risuoni più rispetto a questo bombardamento e diventa apatico.
Aristotele diceva che le emozioni si lasciano modificare dalla persuasione. Ma oggi i giovani sembrano più emotivamente persuasi dal consumo che dalla scuola.

Purtroppo la scuola si occupa più di istruzione che di educazione. Noi però sappiamo che le tendenze, le inclinazioni, nascono su base erotica e non intellettuale, ovvero sul fascino esercitato da un professore, capace di coinvolgere i propri allievi. Come già sapeva San Paolo, senza cura emotiva l’apprendimento non funziona.
Lei sostiene che il disagio dei giovani sia una malattia culturale e non psicologica: contro di esso la farmacopea e la psicologia non possono più nulla.

Certo, e diventano addirittura funzionali. Non farei neppure differenza tra psicofarmaci e droghe: come ha rivelato un’inchiesta dello scorso anno, il 55 per cento degli italiani assume psicofarmaci.
Allora con cosa sostituire psicologia e psicofarmaci?

I disagi dipendono da un deragliamento della mente che non sa più classificare l’importanza dei problemi. Fare funzionare bene la mente, educare al governo di sé è dunque già una cura, per la quale la filosofia ha strumenti migliori della psicologia.
Per questo lei suggerisce un ritorno ai greci?
Noi pensiamo che il nichilismo consista nella mancanza di senso, ma cercare un senso è una necessità della cultura cristiana secondo la quale la storia è orientata verso un fine. I greci invece si preoccupavano dell’arte di vivere, che consiste nel conoscere le proprie capacità: se le fai fiorire raggiungi la felicità. Se i giovani si amassero, se sapessero esplicitare la propria virtù, capirebbero che il senso dell’esistenza è limitato e non proiettato in un altrove che non abbiamo la possibilità di conoscere.
All’origine della malattia c’è forse proprio il cristianesimo?
Finché il cristianesimo funzionava, funzionavano anche quelle pratiche terapeutiche come la speranza, i riti e i corredi di consolazione. Ora, il problema è che Dio è veramente morto. Se tolgo la parola Dio dal Medioevo, non capisco più niente di quel mondo. Se la tolgo dall’oggi, capisco lo stesso il nostro tempo, che non capirei viceversa se togliessi le parole denaro o tecnica. Quindi, se in un mondo post-teologico io vivo ancora con una attrezzatura di vita teologica, mi trovo a cercare dei rimedi non adatti.

Però ovunque rifioriscono le comunità religiose e un filosofo come Alain Renault invita a ripensare la nozione di laicità.
Dobbiamo però analizzare con attenzione il fenomeno: dopo il crollo delle ideologie, nel tempo che chiamo età della tecnica, caratterizzato da uno sviluppo afinalizzato, può esserci un ritorno alle religioni. È però un fenomeno regressivo, perché lo spirito religioso si manifesta nelle adunate: che differenza c’è fra le adunate dei Papa boys e quelle dei nazisti? La fede non risponde a un bisogno di tutela, ma va vissuta in interiore homini.

(Intervista a Umberto Galimberti di Guido Caserza, tratta da “Il Mattino”)

“Dio è morto, Marx è morto, e anche io non mi sento molto bene…”, diceva Woody Allen in una sua famosissima battuta…Certo è che osservando le dinamiche che agitano il mondo giovanile di oggi si potrebbe dire che, al di là del credere in una fede, in una religione, in un ideale, in una ideologia, i valori educativi emotivi sono stati sbaragliati da altri dis-valori che innescano nei giovani meccanismi di autodistruzione di cui nemmeno loro sono consapevoli, abitati come sono le loro menti e i loro sentimenti da concetti che sono la negazione di rapporti condivisi, tolleranti, solidali. Adolescenti che uccidono loro coetanei, lo stravolgimento di qualunque senso di convivenza amichevole, il precipitare nel baratro del nichilismo, dell’apparenza, dello stare al centro dell’arena, del disimpegno verso qualunque forma di emotività, di progettualità, di futuro, rendono oggi l’universo giovanile freddo come gli occhi di ghiaccio della ragazza inglese imputata dell’omicidio, insieme ad altri due coetanei, della giovane americana. Per fortuna non tutto questo universo è così oscuro, ma se non si corre ai ripari  facendo riemergere tra le nuove generazioni valori forti e alti, il rischio è che nei prossimi decenni ci troveremo davanti ad una generazione di cinquantenni belli fuori e dannati dentro. Hasta siempre. Carlo. 

 

L’OSPITE INQUIETANTEultima modifica: 2007-11-13T10:04:02+01:00da viadel.campo
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30 pensieri su “L’OSPITE INQUIETANTE

  1. ahahahah meno male che prima ho fatto una prova di commento…cavoli se ti davo qui il numero di telefono lo leggevano tutti….per il resto le istruzioni per fare la partizione dell’hardware me le puoi dare anche qui in chiaro, così magari se qualcuno legge e gli può tornare utile…secondo te avere sia xp che vista sul computer può rallentare il pc? Pensi che sia meglio che comunque dia tutto in mano a un tecnico?

  2. Ho letto con molto interesse la tua pagina d’analisi e mi trovo in assonanza con te.Ma vedi che c’è anche la questione della droga che offusca il cervello.Sembra che le persone di cui parliamo non ricordano niente degli antefatti perchè allucinate e compiono gesti come se fossero protagonisti di films . I genitori non hanno più alcun peso.Fossi io al loro posto mi preoccuperei e li farei sorvegliare ,senza più sovvenzionarli. Ciao .Corinina

  3. Sono fantasmi. Ombre spettrali che si proiettano nel nulla, perchè non hanno più neanche un corpo, al di fuori dell’immagine di una presunta bellezza o di carne da segnare. Magri, tatuati, evanescenenti. Ma l’immagine dell’adolescente brufoloso e complessato che fine ha fatto?
    Leggo anch’io Galimberti, e a volte mi irrita molto.
    Anch’io insegno filosofia, ma lo faccio in un liceo e di giovani ne conosco veramente tanti, li frequento ogni giorno, li amo da una vita.
    Molto di quello che si dice è un “si dice”, appunto. Non so se questo dipende dal fatto che vivo al sud e ancora qualcosa resiste alla dissolvenza che affligge il presente, ma ancora si annidano, al di là della paura, i desideri e il bisogno di speranza.
    Io faccio anche “educazione emotiva”, termine un pò orrendo, che significa soltanto cercare di aiutarli a dare un nome a ciò che sentono.Garantisco che molti adulti di mia conoscenza sono anche più confusi di loro.
    E’ lunga la strada della consapevolezza. E dolorosa. E affascinante.
    Bisogna moltiplicare le sirene, e lasciare che il vuoto sia riempito da tutto ciò che ,comunque,popola il mondo. Ripartire dalla bellezza e dall’amore.
    Creare oasi, e sogni capaci di diventare realtà.
    Essere un esempio e un testimone.
    Ciao
    Elisa

    p.s.:Se vuoi comprare il mio libro puoi anche inviare una mail alla casa editrice e te lo spediscono subito.
    info@falcoeditore.com

  4. Carlo,non mi hai fatto sapere più nulla riguardo al tuo interessamento per quella faccenda. Mio marito me lo ha chiesto fino a questa sera, quello che ha fatto l’avvocata Carmelina è grave sul serio….si è permessa di dare il mio numero ad un uomo senza il mio consenso, per non parlare della falsa denuncia ( 11 pagine…manco il mostro di firenze o Cogne) e dell’altra denuncia che mi mandarono e che porta sempre il suo nome e cognome(il gatto e la volpe) quello è abuso della professione, intimidazioni, falso e molto altro ancora. Mio marito vuol vederci chiaro e mi stà pressando sul serio, che fin che erano commenti leggeri, pesanti….mi lasciava perdere e li lasciava perdere….ma si è letto di nuovo le 11 pagine e vuol sapere se avevi studiato qualcosa. CHI GIOCA CON LA PROPRIA PROFESSIONE PENSANDO DI INTIMIDIRE non merita nessuna pietà…perchè tra l’altro nemmeno si è scusata.E mio marito fino a doggi voleva telefonare ai titolari del suo studio.Fammi sapere. Ros

  5. Anche tu hai cambiato sfondo? Molto bello e sereno questo celeste. Davvero….ahhhh io sarei un mostro eh? Mi hai visto? che ne sai? uhmmmmmm che gli devo fare a quest’uomo? Domanda: lo posso stritolare?
    Abbraccio grande (senza stritolo….ho una fiacca….;-) ) Ros

  6. Mi irrita soltanto l’ecesso di perentorietà che a volte ha, altrimenti lo stimo molto, a scuola lo leggo da anni anche ai miei alunni, le sue analisi sono molto stimolanti, e lo invidio anche perchè fa quello che sognavo di fare anch’io, filosofia e psicanalisi. Per il resto, mi trovo d’accordo su tante cose, soprattutto sul ruolo terapeutico della filosofia, che ho avuto modo di sperimentare,però dipende sempre da quanto si è disposti a mettersi in gioco.
    Ho voluto dirti queste cose perchè non si creino equivoci,le nostre interpretazioni riflettono la dimensione più intima nel bene e nel male, infatti aggiungerei una cosa che dico sempre anche ai ragazzi e ho letto tempo fa: noi proiettiamo limiti e difetti sugli altri, e proprio ciò che critichiamo di più è ciò che più ci appartiene e non riconosciamo.
    La psiche umana rimane un mistero affascinante, il vero viaggio di Ulisse.
    Anche sui blog si può vedere tanto
    Ho chiesto in casa editrice e mi hanno detto che lo spediscono in contrassegno.
    Ciao Elisa

  7. ma certo che mi do’ una mossa! ho gia iniziato a studiare il programma del prossimo esame… storia della critica italiana… ho contato le pagine dei libri, divise per i giorni a disposizione e fatto il mio programmino di studio per dicembre… e ogni giorno ripeto un autore greco per non dimenticare quello appreso! deve essere interessante il libro che stai leggendo, io adesso sto leggendo “I padroni delle cità” di Curzio Maltese, che il 23 novembre viene a Corato a presentare questo libro… che facoltà? allora si chiama “lettere moderne curriculum editoria giornalismo” all’ateneo di Bari!!! vuoi che mi esprima in merito?? buona serata

  8. Ricordo che una sera ti raccontai di una mia cenetta, e tu mi dicesti che in genere cenavi sempre con il caffelatte (o cappuccino o lattemacchiato…..amaro, con zucchero, con dolcificante…non ricordo 😉 ) Insomma siccome non ho l’Alzaimer,questo fatto lo ricordo bene.Per la poesiola *____^ ( si fa per dire, se me la dedichi, prenditi pure una settimana, un mese, scrivi un rigo al giorno, ma deve uscire un capolavoro…Ecco. Rido.Il titolo, no, non mi piace..posso conservare una poesia con un titolo cosi? Daiiii…mettiti nei miei panni (posso prestarti un maglioncino…solo quello..non ti mettere idee strane in testa uhhhmmm.) Notte Ros

  9. Assolutamente d’accordo sul fatto che spesso i giovani e non solo loro, soffrono di analfabetismo emotivo e che dovrebbero (dovremmo)imparare o REimparare l’abbiccì delle emozioni..Questo deve essere davvero un libro da leggere.Guccini proclamava che Dio non era morto, ma adesso è difficle credere che ancora stia gettando un occhio su di noi.Buona notte, Carlo.

  10. Mi trovo molto d’accordo con i commenti di Elisa. Anche a me Galimberti a volte sembra troppo “saccente”. E trovo che i ragazzi di oggi sono il prodotto del modo in cui li abbiamo cresciuti. Hanno tante insicurezze, è vero. Ma chi gliele ha trasmesse? Chi ha cercato di risolvere al posto loro tanti piccoli problemi? Poi ci aspettiamo che all’improvviso diventino adulti. Ma non gli abbiamo messo in mano gli strumenti per farlo. Un bacio.

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